notte fonda. blocco. tristezza. freddo. vuoto. depressione. cos'altro sento? non c'è risposta. come mai? non lo so nemmeno io. è un blocco quello che mi affligge. un blocco non solo creativo ma anche emotivo e mentale. mi impedisce di esprimere cosa provo, cosa penso. non riesco più a scrivere come facevo una volta. cerco disperatamente un modo per risolvere la situazione. ma come lo devo cercare? dove lo devo cercare? innanzitutto mi interrogo sulle cause. ma non v'è un trauma emotivo o comunque qualcosa che mi ha portato a ciò. non un lutto, non un rifiuto. non deriva in modo particolare da una cosa sola. potrebbe forse essere nato gradualmente da un'accumulo di energie negative: le troppe attenzioni di mia madre, l'attaccatura al lavoro di mio padre, la malattia di mio padre di cui io non ho ricordi. ho rimosso una parte della mia infanzia. ora ho un vuoto totale che comprende gli anni della fine dell'asilo e l'inizio delle elementari. potrebbe essere causato dall'assenza di amici. dal mio carattere autocommiserativo. dalla mia attrazione per la morte. dalle aspettative che tutti hanno di me. Ma non voglio scaricare le colpe su altri. ho passato tutta una vita a giudicare, a pensare di essere superiore a tutti, a pensare di avere quel qualcosa in più, a sperare che qualcuno riuscisse a cogliere quel qualcosa in più. per fortuna ho capito che nessuno riconosceva in me queste particolarità non per causa loro, ma per causa mia. perché non esistevano. e non esistono. io non ho nulla di speciale. non ho nulla di fuori dalla media, che mi distingua dalla massa di persone che provano a uscire dal buio della vita. sono estremamente comune, non particolare. ne esistono altre mille come me.
nuovo paragrafo. ripensando a tutte le qualità elencate in precedenza, quella che rimpiango di più è l'assenza della scrittura creativa. la perdita di quella geniale creatività che risiede in ogni persona. quella spinta in più. io sogno di scrivere qualcosa. qualcosa da stupire la gente. qualcosa da rimanere sbalorditi. qualcosa di forte. ma non ce la faccio.