SAN SIRO 28/06/14
La sveglia suonò alle 5 del mattino del 28 giugno e il pullman per San Siro sarebbe partito alle 7:15. Io sono una ragazza a cui piace dormire, ma essermi svegliata così presto non mi ha pesato affatto. Dopo essermi vestita con molta lentezza a causa dei brividi dovuti all'agitazione, alle 6:30 sono uscita e, insieme alla mia migliore amica, siamo andate al ritrovo dove aspettamo il pullman. Per tutto il tragitto casa-pullman ascoltammo diverse canzoni. Non dimenticherò mai le emozioni provate, brividi, ma non solo, tanta gioia che mi sembrò tristezza, dopo 2 anni e mezzo il mio sogno, il nostro sogno si stava realizzando. Il pullman arrivò 20 minuti dopo e, in quel lasso di tempo, conobbi 2 ragazze che sarebbero venute con noi. Una volta salite, neanche il tempo di partire, che le loro voci iniziarono a cantare. Ascoltammo tutti i CD. Quella sarebbe stata l'ultima volta che avrei sentito le loro voci attraverso un disco. Io e Mery eravamo sole, i nostri genitori, pieni di preoccupazioni, rimasero a casa, ma non ce ne rendemmo conto perchè in fondo bastavo io per lei e lei per me e, naturalmente, i nostri amati biglietti. Dopo 8 ore ecco il San Siro, una montagna di cemento che di lì a poco sarebbe stato invaso da ragazze urlanti e fiumi di lacrime. Brividi, gioia e farfalle nello stomaco erano i sentimenti che dominavano il mio corpo. Mi sentivo stupita e incredula. Venni rapita da delle ragazze che correvano verso un cancello colmo di pazze che urlavano e indicavano un puntino, un ragazzo che salutava da un balcone. Mi ritrovai a terra con una cascata al posto degli occhi. Ingresso Gate 5, la porta per il mio paradiso. Una gomitata, una spallata e finalmente il mio turno. Vidi la luce in fondo al tunnel, ecco il San Siro, lo stadio più capiente d'Italia, uno degli stadi più famosi al mondo. 80mila i biglietti venduti, tra cui il mio che custodivo gelosamente nella mano portata vicino al cuore, ora un biglietto inutile, ma così importante che ha segnato il mio traguardo raggiunto. 3° anello verde, settore 352, fila 8, posto 1, ero così in alto che se avesse iniziato a piovere sarei stata la prima a sentirlo, ma su questo non mi ci sono mai soffermata troppo, la cosa più importante era essere in quello stadio, quel giorno, a quell'ora, e ce l'avevo fatta. Io c'ero. E' come un sipario che si alza, eccoli, il mio sogno, i miei idoli. Le gambe mi cedettero e gli occhi iniziarono a lacrimare:
Una lacrima per le directioner a casa;
Una lacrima per tutte le sere in cui ne ho versate 100;
Una lacrima per quella canzone che ti apre l'anima;
Una lacrima per le critiche;
Una lacrima per me che ce l'ho fatta;
Ma sopratutto lacrime di orgoglio.
E naturalmente la mia bocca formava uno dei sorrisi più sinceri, che sono come un faro nella notte. Urla, lacrime, e brividi si erano impossessate di ogni individuo presente in quel sogno. Tutte quelle mani puntate al cielo come per ringraziare, come per chiedere un abbraccio, che solo quella canzone poteva colmare. In un battito di ciglia il San Siro divenne una bandiera, la bandiera Italiana, che racchiudeva una frase:

"WE ARE 1D FAMILY"
Ogni ragazza, in quello stadio, durante quella canzone, con un semplicissimo foglietto in mano alzato verso il paradiso, è riuscita a creare uno spettacolo mozzafiato. E in un sospiro ecco che il sogno che stavi vivendo, con gli occhi aperti ancora lucidi, si deposita nel tuo cuore, dove sarà custodito per sempre. Se fino al quel momento i miei occhi avevano versato lacrime di gioia e di stupore, le lacrime versate in quel pullman che mi stava riportando alla realtà, quella di una ragazza pazza per i suoi idoli che per una sera è stata così vicina alla follia, erano solo lacrime di un ricordo. Se lo stadio è stato il mio paradiso, ora sono come un angelo caduto che chiede la redenzione. Quelle lacrime che non cessavano di cadere, quelle voci che unite ne formavano una sola, sono i ricordi che ogni sera tornano vivi nei miei sogni, come se non fosse mai finita, ed io sono ancora lì con il cuore in mano a donare tutto il mio amore a loro.