"Questo è il barattolo." Schmidt appoggiò serio il douchebag jar sul bancone della cucina guardando accigliato Winston. "E' tutta colpa tua." urlò in modo teatrale portando il braccio a sua completa estensione per indicarlo.
"Oh si Winston." concordò Cece con le braccia incrociate mentre un coro di consensi si faceva spazio nella conversazione e i "è una cosa tremenda" insieme a frasi dello stesso gusto si scagliavano contro il povero mal capitato.

"Io non l'avrei mai fatto."
"Ma come ti è venuto in mente?"
Winston sorrise a trentadue denti aprendo le braccia in segno di scuse ma allo stesso tempo per dire che non avrebbe potuto farci niente. Qualunque cosa avesse fatto Winston era evidentemente così terribile e così incredibilmente stupida da aver ripristinato l'antica regola dei ragazzi: ogni volta che qualcuno si sarebbe comportato da idiota avrebbe messo un dollaro nel barattolo.
Facile ma non efficace.

"Jess sbrigati ad uscire! Jess!" Nick batteva i pugni sulla porta del bagno, chiusa ormai da qualche ora, mentre l'uomo saltellava tentando di trattenersi.
"Hey Hey!" Cece spalancò la porta puntando l'indice verso l'alto. "Siamo occupate."
"Ho finito Cece!" Jess urlò da dietro la figura della ragazza e uscì fuori dal bagno avvolta da un vestito blu notte che face svolazzare con una giravolta. "Ho finito."
"Dove state andando?" chiese Nick cercando di togliere gli occhi dall'affascinante immagine che aveva di fronte.
"Jess ha un appuntamento!" l'amica congiunse le mani. "Oh si." confermò la ragazza esaltando. "E mi sento sexy e libera!" disse contorcendosi nelle sue strane mosse e facendo una voce più roca per poter cantare quella frase in mille differenti modi e finendo poi scompigliandosi i capelli.
"Un appuntamento! Hey è fantastico!"
"Come sto?" sorrise Jess.
"Fantastica! E' fantastico, è tutto così fantastico. Anche Winston è fantastico." Nick si aggrappò all'uomo che stava passando in quel momento con in mano un giornale e degli occhiali sul naso, sfortunatamente, rimasto intrappolato nel pessimo spettacolo che stava dando l'amico. Winston lo guardò serio mentre Nick iniziò a scioccare le dita imitando i movimenti di Jess che prese a seguirlo ripetendo il precedente "fantastico" con cui Nick l'aveva elogiata.
"Okay amico." Winston posò una mano sulla spalla di Nick e l'uomo si fermò. "Metti un dollaro nel barattolo."
"Perché sei vestito così amico?" lo guardò socchiudendo gli occhi.
"Dopo la storia del barattolo cerco di essere più serio, anche per Aly e per Schmidt e Ferguson.."
"Vado.." Nick si voltò e proprio in quel momento le ragazze tornarono in bagno e chiusero la porta. "Dovevo andare in bagno." si lagnò buttandosi lungo sulla porta e sospirando.

Era passata già qualche ora ormai, l'orologio nel silenzioso loft segnava le 10pm e Nick se ne stava immerso nei suoi pensieri più o meno da quando tutti erano usciti con i loro appuntamenti. Invece di andare al bar decise di restare seduto al bancone della cucina rigirandosi tra le mani il barattolo. C'erano più soldi dentro di quanti se ne aspettasse.
Alzò il barattolo così che potesse vedere meglio al suo interno: sembrava proprio un moscerino quello lì. Lo aprì per poter infilare l'indice e il medio e proprio mentre faceva scivolare le dita nel barattolo, la porta del loft si spalancò.
"Jess! Cosa ci fai qui?" Nick tolse immediatamente le mani dal barattolo e lo richiuse il più velocemente possibile come un bambino con le mani nella marmellata.
"Stai rubando?" lo sorprese la ragazza mentre a passo deciso si lanciò sullo sgabello di fronte a Nick. "Il mio appuntamento ha fatto schifo." mise il braccio destro sul bancone, dove posò la borsa, così che potesse tenere dritta la testa.
"Che è successo ragazza? Tu volevi vivere sul lago e lui voleva vivere su marte?" rise senza accorgesi che quella battuta suonasse un po' amara.
"Era troppo perfetto." fece cadere la testa riempiendo la sua mano.
A Nick strabuzzarono gli occhi fuori dalle orbite. "Troppo perfetto Jess?"
La ragazza si rinchiuse in se stessa alla reazione di Nick.
"Che cosa vuol dire? Improvvisamente preferisci uscire con un disastro?" usò entrambe le braccia per indicare se stesso facendolo automaticamente e nello stesso tempo consapevolmente, un po' accennato in modo che non si notasse nemmeno.
"Era davvero noioso Nick!" rise colpendolo a un braccio. "Non ha fatto altro che parlare, parlava solo lui."
"Capisco perché non ti sia piaciuto." alzò entrambe le sopracciglia.
"Ha parlato di tutte le sue ex e di tutto quello che facevano insieme: cose noiosissime." la sua testa cedette esasperata su entrambe le sue braccia posate sul bancone. "Persino il sesso con le sue ex era noioso."
"Ti ha parlato del sesso con le sue ex?" la guardò ancora più stranito.
Jess alzò la testa e lo fissò iniziando a parlare gesticolando. "Il fatto è che qualunque cosa facesse era perfetta, non sbagliava un colpo, ma non ha mai vissuto un avventura." si fermò per un momento. "Forse mi sono persa l'uomo perfetto e non me ne rendo conto." alzò un sopracciglio.
"Se è andata così non credo che fosse poi così perfetto." sorrise cercando di consolarla.
Lei, che aveva di nuovo sceso la testa, la rialzò e lamentandosi disse:
"Voleva vivere in una casa sul lago." Jess fece la faccia di chi stava per piagnucolare mentre Nick rimase con un'espressione di chi aveva appena ricevuto una notizia bomba.
Scoppiò senza preavviso. I pensieri sovrapposti facevano da colonna sonora al suo altalenante movimento sulla sedia. Scappare per non affrontare ad alta voce i suoi sentimenti a riguardo sembrava improvvisamente un'ottima idea.

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"Falling a thousand feet for second, you still take me by surprise. I just know we can't be over, I can see it in you eyes."

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Cadde per mille metri nello spazio pur restando immobile e niente, niente al dir fuori di lui era percepibile. Sarebbe stata una sua decisione quella di affrontare ancora un discorso che non valeva pena rianimare, ma batteva i pugni per farsi liberare.
"Tu volevi vivere sul lago, io volevo vivere su marte." bisbigliò a se stesso tirando su col naso. Non era sicuro che lei lo avesse sentito.
"Ci sono tanti modi per essere perfetti." Nick sembrò essere ritornato in sé e sembrò aver deciso da quale parte di se stesso stare.
Jess aveva alzato la testa e lo stava guardando interessata, come se unicorni potessero uscirgli dalla bocca e magicamente sistemare il suo dilemma con una frase che nemmeno in uno dei suoi film strappalacrime aveva sentito. Nick però non era così.
"Si può essere così perfetti, tanto simili come canzoni già sentite, e poi si può essere perfetti come qualcosa di sorprendentemente diverso, come te, Jess."
La bocca di Jess si spalancò senza poterla controllare. Quello che aveva detto era decisamente meglio di un film strappalacrime. Nonostante volesse davvero dire qualcosa, non era sicura di come sarebbe suonata, non era sicura di cosa lui volesse dire, non era sicura se ne sarebbe stata all'altezza o avrebbe rovinato il momento.
La tensione sarebbe stata percepibile anche da un estraneo e un susseguirsi di grugniti e battiti di ciglia rompettero un silenzio che li aveva già travolti come un'onda, soffocando le parole di entrambi.

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"Making every kind of silence, takes a lot to realize It's worse to finish than to start all over and never let it lie. And as long as I can feel you holding on I won't fall, even if you said I was wrong."

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"Metti un dollaro nel barattolo." rise.
Sembrava una cosa così stupida sentire di essere perfetta quando neanche una metà di se stessa si considerava tale.
"Probabilmente ho troppe pretese dagli uomini."
Nick mise la mano sulla bocca e mosse lo sguardo "Oh si."
"Cosa?" la ragazza quasi lo stava fulminando. "So già come finirò: morirò sola con un centinaio di gatti." dondolò con la testa. "in una casa sul lago." e si fermò sconsolata.
Il ragazzo di fronte a lei spostò di nuovo il suo viso in modo da portarla guardare negli occhi e serio ripetette la sua frase: "Metti un dollaro nel barattolo." sorrise alla fine.
Lei rimase seria a guardarlo con l'evidente tentativo di decifrare i pensieri di Nick e cosa davvero significasse tutta quella insensata conversazione.
Oh, come voleva ci fosse qualcosa di più. E' un pensiero che reprimette sul nascere.
Quel silenzio era durato sin troppo.
"Forse.." prese con entrambe le mani il barattolo facendolo oscillare "questo non è il mio peggior appuntamento." si mise a ridere da sola riguardando qualcosa che le era venuta in mente.
"Non ricordo il peggiore, sono stati tanti.." congiunse le mani ".. ma il più bello è stato a casa di Prince." indicò con due dita la ragazza che faceva parte del suo ricordo, con ancora le mani giunte.
Lei sorrise. "Nick, quello non era un appuntamento, era un party e tu non eri nemmeno stato inviato."
"Era un appuntamento: c'eri tu, c'ero io, c'era Prince, c'era dell'alchool." ignorò completamente le sue parole.
"Non era un appuntamento." posò una mano sul ginocchio del ragazzo di fronte di a lei senza neanche accorgersene.
Un altro silenzio calò su di loro mentre entrambi erano immersi a ricordare i dettagli di quella serata.
"Beh, anche se non lo era, è stata una bella serata." Nick distolse lo sguardo per guardare in basso.

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"I'm not perfect, but I keep trying 'Cause that's what I said I would do from the start I'm not alive if I'm lonely, so please don't leave Was it something I said or just my personality?"

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"Jessica..."
"Provo ancora qualcosa per te, Nick." disse con un tono di voce superiore, sovrapponendo la sua frase a quella del ragazza che alla fine si ritrovò ad essere identica.
Nick aprì la bocca sconvolto da quello che era appena stato detto e Jess sembrò rimanere pietrificata finché non mise le mani sulla borsetta e
Nick nella tasca sul retro dei suoi jeans e con la stessa velocità buttarono un dollaro nel douchebag jar convinti che nella loro testa ciò che avevano detto fosse davvero, davvero stupido e in qualche modo forse lo era.
"Non funzionerebbe mai, lo sappiamo." Jess buttò fuori una verità risaputa da entrambi e che in quel momento li fece rassegnare. "Non avrei mai potuto sposare Sam con questo peso." confessò "anche lui se ne era accorto, lo sai?" lo disse come il ragazzo dovesse già esserne a conoscenza.
"E l'unico a non essersene accorto.."
"Eri tu." lo fermò decisa. "Non.." balbettò "Non eri solo, neppure io me ne ero accorta."
"Stavo per dire Winston.. ma.. è lo stesso..." balbettò.
"Tu hai Reagan adesso e noi siamo ancora amici." si fermò solo per ricordare a se stessa che si sarebbe incolpata per moltissimo dopo aver detto quello che stava per pronunciare. "non roviniamo tutto okay?" posò la sua mano sulla camicia rossa di Nick e si concesse un solo secondo per sperare che lui la afferrasse gli dicesse il contrario per poi iniziare a scendere dallo sgabello a vivere una notte che si era regalata controvoglia.
"Jessica.." Nick la afferrò davvero, le prese per davvero il braccio e la convinse a restare. "Io non sarò mai l'uomo perfetto per te, non sarò mai alla tua altezza, ma ci posso provare. Non ci sarei mai riuscito quando stavamo insieme perché ero troppo immaturo per chiedere a me stesso di cambiare. Ricominciamo dall'inizio, forse questo è il nostro momento."
Jess fece ancora per andarsene. Non era pronta, non aveva pensato a come reagire perché non se lo aspettava per davvero. Mise una mano sulla bocca e tirò su col naso quando era già di spalle.
"Se non ci sei tu con me mi sento solo e se sono da solo non esisto, Jess."

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"When you're caught in a lie and you've got nothing to hide When you've got nowhere to run and you've got nothing inside It tears right through me, you thought that you knew me You thought that you knew."

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Jess iniziò a parlare ancora prima di voltarsi verso di lui per l'ennesima volta. "Lo devo ammettere: era da tanto che sognavo di sentirtelo dire." portò il suo sguardo nel vuoto ma fu sincera, così come lui si era spogliato dei sentimenti.
"Ma la verità è che, io e te, un ottimo tempismo non l'abbiamo avuto mai." lei fece ancora per andarsene.
"Non viviamo mica in due tempi diversi. Siamo qui per davvero, non come quel film della casa sul lago." sbottò per farla restare ancora un po'.
Jess sbuffò tentando di tener dentro tutto quello che sapeva di voler dire ma che cercava di reprimere.
"Non siamo nella casa sul lago, non siamo su Marte e forse non ci vivremo mai.." precisò "nella casa sul lago." sbatté le ciglia più volte a confermare la sua tesi. "Non importa se è troppo presto o è troppo tardi, noi siamo qui dove siamo sempre stati."
Jess avrebbe davvero voluto voltarsi e parlargli a cuore aperto ma sapeva benissimo che se l'avesse fatto avrebbe ceduto ai suoi sentimenti e non era convinta che quello fosse davvero il momento che lei sosteneva dovesse arrivare. Girò i tacchi e questa volta, in camera, si chiuse per davvero.

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"I'm not perfect, but I keep trying 'Cause that's what I said I would do from the start I'm not alive if I'm lonely, so please don't leave Was it something I said or just my, just myself Just myself, myself, just myself."

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Nick entrò nella sua stanza e si buttò su suo letto sgualcito senza far caso a qualsiasi cosa ci fosse sopra finché sbattendo con il piede e facendosi male contro qualcosa di pesante, si accorse del barattolo posato all'estremità del suo letto. Continuò a sobbalzare con tutto il corpo fino ad arrivare a quel barattolo. Sarebbe stato abbastanza anonimo con il "Stupid thoughts jar " appiccicato sul fronte, se non fosse che per tutti quei brillantini e quei bigliettini colorati non fossero la palese firma di un unicorno multicolore che conosceva bene. Era ovviamente opera di Jess.
Il ragazzo svitò il tappo rosso del barattolo e prese uno dei bigliettini:
"Stanotte ho sognato Nick, vado a mettere un dollaro nel barattolo."
"Quel triangolo somiglia al naso di Nick, dollaro nel barattolo."
"Nick è il suo soprannome, ma lui si chiama Nick, quindi Nick è il soprannome di Nick? Dollaro nel barattolo."
"Devo smettere di pensare a Nick o non avrò più soldi. Dollaro nel barattolo."
E una trentina di bigliettini glitterati da far paura a qualsiasi creatura oltre l'arcobaleno, vennero letti l'uno dopo l'altro dal ragazzo.
Qualcosa doveva pur significare, sorrise.

"WINSTON!" quell'urlo da teenager di Schmidt si sentì in tutto il palazzo mentre sconvolto osservava la figura dell'amico, completamente nudo, avvolto solo dal nastro adesivo di una scena del crimine alla parete della sua camera.
"Schmidt.. calmati, era per Aly."
"No! Non parlarmi!" Schmidt continuò a urlare e scappò subito dalla stanza dimenando le braccia.
"Schmidt" Winston provò in mano a liberarsi.
"Voglio cavarmi gli occhi, toglietemeli, voglio perderli." si mise le due mani in faccia coprendosi la vista e continuando ad andare su e giù.
"Non possiamo andare avanti così. Vado a riprendere il barattolo!" Passò in mezzo ai presenti indicandoli ricordando un pazzo che sta per annunciare la fine del mondo. "Nessuno sarà immune: Il douchebag jar è tornato!"