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"I conjure up the thought
of being gone.
but I'd probably even do
that wrong.
I try to think about which way
would I be able to and would
I be afraid."

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"Lo vedo e il mio cuore esplode."
Quella frase aveva fatto casa nella testa di Jess. Non poteva credere di averla detto davvero e ad alta voce, non avrebbe mai detto una cosa simile ad alta voce e invece si era gettato fuori dalla sua bocca come un nuotatore esperto, solo che lei, non riusciva a tenersi a galla.
Stupida, stupida, stupida.
Ed era stata ancora più stupida per aver chiamato Cece e Schmidt per farsi andare a prendere in un ristorante situato nel bel mezzo del nulla, giurava essere stata al centro del deserto mentre percorreva con un autobus mal ridotto una strada che conduceva in Nevada.
Nemmeno Jess sapeva dove stava andando, né le importava la destinazione. Aveva preso quel mezzo senza pensarci, senza valige e abbastanza soldi per vivere lontano, solo per poter allontanarsi da tutto quello che stava succedendo a LA. Pensava che andando via da quel posto sarebbe scappata anche dai suoi pensieri, ma non aveva calcolato che il problema era solo nella sua testa e dovunque fosse andata quelli stessi problemi l'avrebbero seguita. Evidentemente l'aveva fatto nel modo sbagliato.
"Jessica, che cosa pensavi di fare?" Cece si voltò nel suo sedile passeggero puntando un dito verso la donna e sgridandola come farebbe una madre.
Jess guardò verso il basso, fissò le mani posate sul suo grembo.
"Pensavo fosse l'unico modo per non vedere Nick." fece spallucce giustificandosi.
"Questo non è certo il modo ideale per farlo." si intromise Schimidt al volante imbronciandosi una volta pronunciata la frase. "Ho perso un appuntamento importante." le due donne lo squadrarono incuriosito. "E' il giorno dei delicati. Devo lavare le mie camicie."
"Jess, so che sei spaventata, ma scappare via non è il tuo modo di affrontare le cose. Che cosa ti è preso? Sei stata tu ad insegnarmi a non arrendersi."
I suoi occhi si illuminarono: "Hai ragione!" esultò sul sedile. "Posso farcela! Posso farcela, posso farcela, posso farcelaaa." iniziò a canticchiare con tonalità diverse ogni singola frase finché non furono giunti a destinazione.
"Hey ragazzi! Dove eravate finiti?" Nick si alzò dal divano andando incontro ai tre che avevano appena varcato la soglia del loft. Nessuno rispose, si limitarono a farfugliare qualcosa che c'entrasse con le barche o le banche e oh un gatto. Dopo qualche secondo Jess mise una mano a coprire la bocca e bisbigliò da dov'era, dietro ai due ragazzi.
"E' una cosa più grande di me." e iniziò a correre in tutta fretta rintanandosi nella sua camera mentre Nick e due sposi si guardarono disorientati.
"Caffè? Chi vuole del caffè?" Schmidt sorrise alzando le due braccia e avvicinandosi alla cucina.
Cambiare argomento era solo una soluzione temporanea.

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"Cause I am bleeding out inside.
Oh, I don't even mind."

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Non si riconosceva neppure guardandosi allo specchio. Spezzata a metà come una luna.
La Jess che era solita presentarsi in questi casi s'era nascosta chissà dove, chissà in che dimensione, lasciandola sola, prigioniera dei suoi pensieri.
La parole di Sam, le sue, quelle di Nick; le più importanti, le più importanti in assoluto, anche quelle non dette. Le lacrime s'accompagnavano ai mille salti illogici che la sua mente faceva. Come in una tazza in tempesta: rimaneva seduta, a gambe incrociate, sul suo letto piangendo il più silenziosamente possibile. Un ceramica che tra le pareti nascondeva una crepa e più di una scheggiatura, mostrando al di fuori di sé una tranquillità impressionante, in bella mostra, mentre dentro si stava deteriorando. Qualcuno sarebbe dovuto andare a salvarla o sarebbe morta dissanguata dalle sue stesse emozioni.
Non è facile convivere con un riflesso che non ti appartiene. Aveva messo i piedi nudi, più di una volta, in terra e solo due e tre passi la spinsero in avanti per poi ritornare di nuovo al traguardo. La pressione del pensiero che i loro letti fossero così lontani non l'aveva mai schiacciata così in basso come allora.
Chissà cosa pensava lui, salvo su una scialuppa, ignaro della tempesta. E chissà cosa ne avrebbe pensato lui, se mai le avesse dato un motivo per continuare o smettere di impigliarsi in quella rete di dolore. Si sentiva in bilico e avrebbe voluto proprio lui a sostenerla.
Moriva dalla voglia di sputare il suo dilemma in faccia a Nick. Un pensiero che rimbombava forte nella testa e creava un rumore assordante, così forte da portala nel passato, a situazioni che non riguardavano tutto questo, ma la rendevano ancora più triste e poi ancora, ricordi di loro e fantasie che distorcevano la realtà creandole un finale che più le si addiceva. Che bella cosa illusione, pensò. Ruotava veloce come una lavatrice, un cesto che gira, mischia, gira, mischia, gira e gira, senza né coda né capo, compiendo sempre lo stesso percorso e tornando sempre alla stessa partenza.
Oh, ma che importava quello che Jess pensava.
La storia era andata avanti, le strade si erano divise e mai e poi si sarebbe aspettata da stessa un comportamento tale da stravolgere una vita che infondo andava bene. Se non la sua, almeno quella di Nick, lo stesso che era cresciuto troppo tardi, in un momento sbagliato in cui lei non le era accanto.
Andava bene cosi, tutto così com'era, non avrebbe scombussolato la realtà per dar luce ad un capriccio che forse era solo temporaneo. Si asciugò con una mano unta gli occhi bagnati e di nuovo la posò tra le sue gambe stringendole a sé. Era il momento di smettere di tormentarsi su quello che oggi, Nick e Jess, potevano essere. Nick e Jess non esistevano più, se non la sua testa.
La tristezza, come un lungo scheletro freddo e rigido, continuò ad avvolgerla tra le sue braccia per almeno altre due ore, una volta notato che il mondo intorno a lei stava sbiadendo, diede una piccola e dolce carezza a sinistra del suo petto, per dar conforto al cuore e finalmente si accoccolò nelle coperte, chiuse gli occhi e si addormentò certa che Nick e Jess, al suo risveglio, non sarebbero più stati un problema del suo mondo.

Quella mattina uscì di fretta quando ancora nessuno era sveglio ed il cielo si apriva a tappeto di un biondo aranciato per far spazio a un timido sole che tardava al suo appuntamento.
Aveva solo bisogno di un po' di tempo per calmarsi, ancora un altro po' di tempo prima di affrontare Nick. Oh no, no, no, non avrebbe detto nulla, non è come pensate. Doveva solo evitarlo ancora un po' e tornare la Jess che vedeva se stessa come un unicorno indistruttibile, altro che quella fragile persona che la sera prima aveva impersonato.
A testa alta con calma e fermezza sarebbe rientrata nel loft, avrebbe guardato Nick e non si sarebbe lacerata.
Si sedette su una panchina col viso di fronte a sole, per riscaldarsi dalla brezza del mattino e un po' come sfida: se poteva resistere a quello, poteva resistere a Nick, no?
Dopo due ore lì seduta a passare il tempo, leggendo, cogliendo dei fiori, una strana prova per vedere se riusciva a fare la ruota e un lungo discorso ad alta voce con se stessa, chiuse gli occhi e cercò di immaginare l'anatomia di Nick per capire quale sensazione provava alla sua immagine. Inizialmente rise, doveva essere in una situazione divertente, poi ricordò un aneddoto del suo passato e alla fine solo lui, che le stava davanti in silenzio. Pensò che se fosse così bello fuori doveva esserlo anche dentro. E lo era davvero, ma lei lo pensò anche in senso figurato. Scommise che neppure un artista italiano sarebbe riuscito a riprodurre ciò che c'era dentro.
Così non va bene Jess.
Aprì gli occhi, mise una mano nella sua borsa e si lanciò in bocca una caramella alla menta. Ritornò a visualizzare l'uomo e d'un tratto si palesarono di fronte a lei tutti gli episodi più divertenti degli amici Nick e Jess. Scoppiò davvero in un grossa risata, così tanto da sputare fuori la sua caramella. Si coprì con una mano la bocca, ancora divertita, poi realizzò che poteva avercela fatta a vedersi solo come la migliore amica di Nick, quella che da sempre era stata tale.
Prese la forza e tornò indietro, intenta a comportasi come se nulla fosse successo e non ne avrebbero parlato più, perché tutto stava andando meravigliosamente bene.
Entrò in casa stiracchiandosi le braccia e sorridendo. Splendeva più del cielo quella mattina e tutto lo notarono.
Venne salutata da ognuno mentre si trovavano intorno al tavolo a fare colazione. Lanciò un saluto e un sorriso a tutti. Tutto era nella norma.
"Finalmente Jess! Dove sei stata?" Cece la guardò di nuovo con uno sguardo da chi voleva rimproverarla.
"Solo una bella camminata mattutina!" alzò un tono di voce super contento. "E vi ho anche procurato un lavoro! Yeaah!" festeggiò saltando e agitando le braccia.
Ciascuno di loro spancò gli occhi.
"Un lavoro?" domandò Cece.
"Si!" saltellò.
Mentre Jess era seduta sulla panchina rossa del parco, una donna con un caschetto biondo l'aveva raggiunta urlando disperata al telefono.
Aveva un problema con un'altra donna riguardo un party, almeno così aveva capito.
"Che cosa vuol dire Hawaii?" urlò. "Non potevi farti venire un esaurimento nervoso dopo la festa?" Jess si voltò verso di lei e la guardò con occhi impauriti e curiosi. "Le mie bambine festeggiano 12 anni solo una volta! Che cosa dovrei fare io?" La donna non aspettò una risposta e chiuse la telefona sbattendo il telefono sulle sue gambe e si voltò verso l'unica persona nelle vicinanze: Jess.
"Ed è così che mi sono proposta di organizzare la festa! Qui!" rise la ragazza facendo sembrare il suo nuovo compito come qualcosa di ovvio.
"Andiamo ragazzi! Non siete contenti? Faremo una festa!" esultò.
"Di dodicenni?" rise quasi schifato Nick.
La ragazza passò oltre la sua domanda retorica. "Questa è Charlene."
La donna bionda sbucò da dietro la figura esile di Jess e accennò un rapido saluto sorridendo e sventolando la mano mentre l'altra reggeva il manico di un borsa bianca verniciata.
"I ragazzi saranno qui alle 6, Jess, mi raccomando." sorrise ancora una volta, ignorando i presenti, cominciando a dirigersi verso la porta. Salutò e la richiuse alle sue spalle, lasciando metà delle persone nel loft con più dubbi che certezze.
Jess sollevò le spalle divertita mentre tutti la osservavano in modo interrogativo e non una parola uscì fuori dalle loro bocche.

Cece non aveva avuto il coraggio di contraddirla, non dopo quello che era successo e sapendo cosa Jess stava provando. Le si avvicinò mentre sul tavolo preparavano i piatti e le decorazioni, non disse nemmeno nulla.
"So cosa vuoi dirmi!" alzò un dito per zittirla. "E' l'unico modo che ho trovato per distrarmi." Sorrise sollevando un piattino di plastica giallo e Cece pensò in silenzio nella sua testa che comprare un paio di scarpe poteva distrarla, non una festa, ma lei era Jess e le scarpe servivano più a lei, quindi, di nuovo, non provò a controbattere.
"Siamo tutti pronti?" esultò Jess rivolgendosi agli amici intenti a decorare il salotto con meno vitalità di quella che s'aspettava.
Tutti risposero poco entusiasti a differenza dei bambini e lanciarono un urlo ben poco entro i limiti della sopportazione umana. Sul ciglio della porta si sparpagliarono velocemente all'interno della sala e per ore ed ore i ragazzi rimasero a sopportare le loro urla e i loro giochi, con un Winston capace di incantarli con degli imbarazzanti giochi di magia e uno Schmidt che spiegava loro il corretto abbigliamento per una festa di compleanno.
Uno dei bambini sollevò una bottiglia vuota e urlò "Gioco della bottiglia!" E tutti gli altri bambini si esaltarono alla sua proposta. Si sedettero in cerchio e mentre pensavano che questo gli avrebbe tenuti buoni per un po', i bambini pregarono loro di unirsi al gioco e dal volto di Charlene sapevano che non potevano rifiutare.
Nick era seduto di fronte a Jess, dall'altra parte del cerchio, poco entusiasta di partecipare e Jess ne era terrorizzata. Un giro, due, tre e nulla di eclatante successe. La bottiglia passò alla ragazza, girò il contenitore sul pavimento e ancora prima di vedere quale fosse l'esito si alzò rompendo il cerchio e mettendosi una mano sulla bocca corse in bagno a vomitare. Cece la seguì subito e il gioco fini lì. Se ve lo stesse chiedendo, no, la bottiglia non aveva indicato Nick, ma era quella più grande paura di Jess.
Dopo l'episodio la festa continuò a svolgersi bene per circa due ore, finché arrivò il momento in cui Charlene disse a Jess di tirar fuori la torta. Una torta che dallo sguardo della ragazza, scambiato con gli amici, era passata di mente a tutti e non era stata comprata.
Per un attimo andarono nel panico, ma non dissero nulla, poi Charlene accompagnò dalla sua destra Jess e Nick dalla sua sinistra nel centro davanti a sé e dandogli un colpo dietro le spalle e dicendo loro di andare a prendere la torta. Entrambi sorrisero e senza dire nulla e in men che non si dica furono fuori dalla porta a discutere del problema.
"Come hai fatto a dimenticarti della torta?" Nick interruppe la sua camminata fuori dallo stabile.
"Credevo che Winston avesse detto a te di andarla a prendere!" lo indicò infuriata, ma ancora con un tono di voce basso, come se potessero sentirla.
"Non dovevo farlo io! Doveva pensarci Cece." gesticolò.
Lei emise un ghigno di disapprovazione. "E' tutta colpa mia, se non avessi organizzato questa festa ora non starei qui con te." sussurrò l'ultimo pezzo della frase per poi rimettersi subito in cammino.
Nick le prese un braccio per fermarla. "Che cosa vuoi dire?"

Jess rimase un po' in silenzio, come statue sul marciapiede, mentre pensava che fossero la cosa più bella che si fosse mai posata lì. No, no! Smise di pensarlo e malincuore riemerse il suo sguardo dagli occhi Nick che ancora stringeva la mano intorno al suo braccio nudo. Era un gesto così banale, eppure la sensazione era una delle più piacevoli che avesse provato in quei giorni. Era tutto così sbagliato se lo si guardava al di fuori, ma era tutto così bello se lo si guardava nella testa di Jess. Il tempo era perfetto. Faceva caldo e un vento della stessa temperatura faceva da contorno a un così bello spettacolo. Forse era il momento adatto per dirglielo.
Un momento. Dirglielo? Non si era detto che sarebbe tutto finito lì? Jess rimase a boccheggiare per un pochino e Nick a guardarla in modo sempre più strano, da una faccia incuriosita diventava un volto sempre più inquieto e interrogativo quasi a diventare deforme, mentre la ragazza incantata e imprigionata nella sua testa si creava dei dialoghi immaginari.
"Niente." rispose una volta tornata sulla terra. "Niente, Nick, niente!" strattonò il bracciò e fece mollare la sua presa fingendosi infastidita da quel gesto.
Girò i tacchi e continuò a camminare con lo sguardo fisso sul marciapiede, che tenne fisso sino all'arrivo alla pasticceria per ritirare la torta.
Nessuna domanda venne posta durante il tragitto, né all'andata, né al ritorno. Solo una volta arrivati nella hall del palazzo ricominciarono a parlare.

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"It's all your fault
You called me beautiful
You turned me out
and now I can't turn back."

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"Che cosa sta succedendo Jess?" Nick le camminava affianco, con la torta tra le mani, tenendo il suo passo.
La ragazza non rispose, rimaneva ovattata nei suoi pensieri.
"Ti comporti in modo strano, quella cosa con la bottiglia e poi...non lo so, c'è qualcosa che non va?" Nick era davvero sincero.
Questa volta la ragazza lo sentii e non potette fare a meno di fermarsi di fronte alla porta del loro loft, senza risposte. Guardò in basso e iniziò a giocherellare con le mani finché da quello sguardo vuoto non uscirono delle lacrime.
"Io c'ho provato, non voglio rovinare tutto." ammise con le gote rosse.
"Provato a fare cosa?" la guardò interrogativo.
Si asciugò il naso gocciante con la mano e quasi sorrise a causa di quello in cui si stava cacciando "Ora non posso più tornare indietro. Non credo che riuscirò a tornare indietro a quando andava tutto bene e noi eravamo solo amici. A prima di tutto, a prima di questo." indicò con le due braccia entrambi, i piedi, con una torta per delle dodicenni in mano.
"Jess tu stai parlando di noi?"
"si..no.. dannazione si." ammise.
Nick aprì la bocca incredulo.
Jess continuò "C'abbiamo messo tanto per capire cosa volevamo e adesso non lo so più. Invece tu sei cresciuto, sei andato avanti e sei felice mentre io non sono più importante." Voltò il capo per non mostrargli nuovamente le lacrime.
"Tu sei importante Jess." disse per confortarla e la ragazza si voltò nuovamente verso di lui.
"Lo sono?" balbettò sfregandosi un'occhio, poi rise di nuovo, come se ridesse di se stessa. "Oh non come vorrei io." E alla fine si svelò completamente.
Il ragazzo emise una piccola risatina, più che altro ironica ed iniziò ad agitarsi con la torta in mano. "Già, ma tu cosa ne sai."
"Come?" si mise sulla difensiva.
"Tu non sai niente Jess. Non sai quanto c'ho messo per dimenticarti."
"Beh, anche io!" cominciò ad alterarsi "Anche io c'ho messo tanto e c'ho provato Nick, c'ho provato davvero." disse sincera "E poi ho capito che non potevo sposare Sam, non perché non lo volessi, ma perché non era te." si asciugò nuovamente il naso mentre continuava a dondolare. "E' stato lui, è stato lui a dirmelo e adesso non riesco neanche più guardarti perché è la verità. Cece me l'aveva detto di non dirtelo e non avrei dovuto dirlo." gesticolò. "ma è la verità e scusa se è la verità."
Nick rimase nuovamente zitto, davvero, davvero non sapeva cosa dire e stava pensando cosa sarebbe stato meglio rispondere in quel momento. Riusciva solo a pensare che la torta stava diventando pesante o forse, era la pressione di quelle parole che lo stava schiacciando.
"E' tutta colpa tua." concluse. "Se non mi avessi mai baciata.." aggiunse farneticando. "è tutta colpa tua."
Entrambi restarono in silenzio a guardarsi e una tensione invisibile iniziava a farsi spazio intorno ai due. Era un buon momento per bacio.
Jess sospirò. Sapeva benissimo che non era davvero colpa sua. Niente al mondo le avrebbe fatto cancellare la loro storia. Per quanto fosse doloroso per lei ricordare i momenti in cui erano stati felici, ricordare il percorso che avevano fatto insieme, quegli stessi momenti erano quello che, sfortunatamente doveva ammettere, la faceva andare avanti.

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"I hold my breath
because you were perfect
but I am running out of air
and it's not fair."

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"Come può essere colpa mia? Sei tu che sei così perfetta."
Jess rimase ad ascoltare delle parole che mai e poi mai avrebbe pensato di sentire.
"E' una sfida, tutti in giorni, svegliarmi, guardarti e trattenere il respiro, perché sei perfetta ed io sono un disastro, lo sono Jess, e non sono cresciuto, non sono cambiato e anche se fosse, anche se un piccola parte di me fosse diversa sarebbe solo merito tuo."
La ragazza ancora non credeva a cosa stava sentendo.
"E' merito e colpa tua perché mi sento soffocare." si sistemò il colletto della maglietta "Mi sento soffocare a trattenere quello che sento e non potevo dirtelo, semplicemente non potevo dirtelo."
Jess aprì la bocca per dire qualcosa ma venne fermata dal discorso di Nick che continuava.
"Ho scritto quel libro pensando a te, forse tu non te ne sei accorta ma parla di te. In ogni parola ci sei tu."
Allora Jess, senza parlare, allungò la mano verso la confezione che incartava la torta, la strappò sotto gli occhi di Nick e prese una manciata di panna dalla superficie. Senza neanche pensarci un secondo la spalmò sulla faccia del ragazzo e soddisfatta abbassò il braccio ammirando il suo lavoro con un sorriso beffardo. "Mi hai fatto impazzire Nick Miller." concluse e ancor prima di avere il tempo di girarsi un gruzzolo di panna l'aveva colpita senza vergogna mentre Nick se la rideva sotto i baffi. I due cominciarono a lanciarsi pezzi e pezzi di torta, sino a ridurla in brandelli. Ridevano e non pensavano. Quando non vi era quasi più torta ma solo qualche briciola, Nick gettò in terra il vassoio, prese il polso di Jess e fermò quell'ultimo pugno di dolce che stava per sferrargli e di più dolce le diede un bacio. Lungo, come il tempo in cui c'avevano messo per capire ciò che realmente volevano. Pieno di parole che non s'erano detti ma che con quel gesto si palesarono magicamente sulle loro labbra.
Era un momento, un momento che aspettavano da un po', un momento così... Vi siete mai sentiti come se foste finalmente nel posto giusto? Nick si mosse quel tanto che serviva per parlare e per concludere qualcosa che anche lei aveva già compreso. "Mi piaci Jess, mi piaci e mi piace come ogni giorno indossi la felicità."
La ragazza sorrise e fece sorridere anche lui, per un momento, fino a che Charlene spalancò la porta di fronte a loro e... beccati! Quella visione si fece vera per tutti nell'appartamento e ancora più vera per i protagonisti.

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"I'm trying to figure out
what else to say.
To make you turn around
and come back this way.
I feel like we could really
awesome together.
So make up your mind
'cause it's now or never."

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Nick si staccò immediatamente dalla esile figura di Jess appena tutti potettero vederli. E' comprensibile, era una sorpresa. Era anche quello che la ragazza stessa continuava a ripetersi mentre andava su e giù per la stanza, nervosa e con dito sulle labbra. Fuori non sentiva più rumore, evidentemente dopo quello che era successo se erano tutti andati. E non sentiva neanche urla da parte dei suoi amici riguardo quello che avevano visto. Strano. Forse erano sotto shock come lo era lei. Oh, no nessuno lo era come lei. Continuava a muoversi e a pensare che cosa dire a Nick, il quale era evidentemente spaventato da ciò che stavano diventando. A rompere i suoi pensieri fu proprio la porta della sua stanza che velocemente si aprì e si richiuse accogliendo nella stanza il profilo di un Nick che sembrava scappare da qualcosa. Forse anche lui stava scappando da se stesso o almeno è quello che pensava Jess.
"Nick.." disse lei senza neppure guardalo. "Nick, no! Nick.. no Nick!" urlò alla fine dopo altri due giri su se stessa nella situazione in cui si era incantata per poi fermarsi davanti a ragazzo con dito all'insù.
"Jess.. quello che è successo." prese con una mano la sua ferma in aria e la strinse portandosela al petto.
"No Nick, non farlo. Posso farti cambiare idea. So che c'è Reagan, ma posso farti cambiare idea." i suoi occhi si annebbiarono. "E adesso o mai più Nick."
"Credi che mi stia tirando indietro? Dopo quello che è successo?" divenne serio.
"So che è così." rispose fredda ancora con la mano nella sua.
"Oh, Jess.." sorrise scuotendo la testa. "Pensavo solo che potremmo davvero essere fantastici insieme."