"E' per colpa di Reagan? Non ti piace?"
"No mi piace Reagan, sembra una sirena."
"E' per questo che ti comporti in modo strano?"
"Non mi comporto in modo strano."
"Ti comporti in modo strano dal giorno in cui sono tornato da New Orleans. Pensi che non l'abbia notato ma l'ho notato."
"Okay, sei fuori strada."
"Ho seguito il tuo consiglio ma, sorpresa: ho fatto ancora qualcosa di sbagliato."
"Nick, non andare a Seattle. Fidati di me." furono le sue ultime parole di rassegnazione.
"Perché niente di quello che faccio è abbastanza per te? Che cosa vuoi da me? Sto facendo quello che posso qui."
"Nick, sto facendo tornare Reagan da Seattle come sorpresa per te." Nick abbassò lo sguardo e capì di aver sbagliato tutto, come al solito.
"Jess.." sussurrò pentito.
La ragazza lo guardò, senza dire nulla, respirò per un lungo momento e poi aprì la porta per metà con l'intenzione di andarsene. Fece un passo in avanti e poi la richiuse. Il coraggio Day, il coraggio. Non combinerai un altro disastro.
"Potresti esserne felice per favore? Perchè io l'ho fatto, l'ho fatto per te, nonostante tutto, perché so che ti fa felice e mi piace vederti felice anche se non fa felice me, Nick."
Il ragazzo aprì la bocca come per un'espressione di sorpresa. "Jess, che cosa stai dicendo? Santo Cielo, non ti faccio felice?" gesticolò portando le mani in avanti e sorridendo confuso. "Non ruota tutto intorno a te Jessica Day." fece la stessa espressione di un bambino nel bel mezzo di una lite. "la mia relazione non è fatta per fare felice te."
"No!" urlò lei. Portò in avanti l'indice e lo sbatté sul petto di Nick continuando ad urlare e intervallando le parole con una breve pausa. "Ruota. tutto. intorno. a te. Nick. Miller."
Il bambino arrabbiato stava per intervenire quando un lungo momento di silenzio si insidiò nel bel mezzo del discorso rivelando le parole non dette. Iniziò a pensare che forse, forse ancora una volta stava sbagliando tutto.
Jess spezzò quel momento. "Non ci posso credere." usò le due mani per tenersi la testa e si accovacciò su un lato come per tener dentro le parole. "Non ci posso credere. Non posso credere tu voglia farmelo dire."
"Cosa? Cosa vorrei farti dire?" continuò a urlare.
"Lo sai!" si agitò.
"Cosa Jess? Non è un quiz a premi ed io non ho il vestito adatto!" prese a strattonarsi la maglietta verde muschio. "Doveva esserci Schmidt per questo.."
"Nick! Concentrati." alzò la mano per sbatterne il profilo davanti al suo volto ma non ottenne una reazione. "mmmh." la ragazza si piegò nuovamente su se stessa e una volta tornata in posizione prese a canticchiare il suo nome come mantra per trovare il coraggio. Iniziò a parlare nel modo in cui si dice un qualcosa di sbagliato. "Riesco a malapena a respirare quando ti vedo, anche adesso. Quando ti vedo fare colazione e quando torno a casa e stai dormeno sul divano a testa in giù. Devo essere strana Nick, devo, perché ho bisogno di fermarmi e allontanarmi da te, mandare giù il cuore e chiamare la tua ragazza per farti felice."
Chiuse gli occhi e urlò. "Sono ancora innamorata di te Nick Miller." Aprì un occhio per scrutare l'espressione interrogativa di Nick. Non sapeva esattamente cosa aspettarsi, ma la cosa più brutta sarebbe stato sentire che lui fosse andato avanti senza di lei, sarebbe stato devastante.
"E perché non l'hai detto subito!" sillabò con le mani mentre Jess apriva gli occhi, spalancati e fuori dalle orbite, come quelli di un pesce. "Come potevi pensare che ci sarei arrivato senza che tu me lo dicessi. Non leggo nel pensiero Jess." riprese a urlare. "Perchè c'hai messo così tanto?"
"Ah adesso sarebbe pure colpa mia." Avvicinò il volto al suo. "E' colpa mia..." inizò a pensare. "E' tutta colpa tua, mi hai detto che ero bella. Ho fatto un sogno su di te. Se non mi avessi fatta entrare nel tuo mondo, nel tuo stupido, stupidissimo mondo, se non fossi stato così, così come sei, non sarebbe mai successo."
"Non ho detto che è colpa tua Jess.. ho detto.. io? è colpa mia? Okay, ma sono io che.." si fermò abbassando il tono di voce. "E adesso che cosa vorresti fare?" rialzò il suo volume. "Dovremmo uscire insieme, andare al cinema, a giocare a golf.." mosse la testa da entrambi i lati.
"No! No! No!" si mosse insieme alle parole che sovrastavano quelle di Nick e non cessavano di farlo. "Non dovresti uscire con me, dovresti sposarmi!" urlò per un ultima volta per poi chiedersi che cosa aveva detto esattamente. Aprì la bocca per scusarsi ma nessun suono ne usci fuori.
Nick si pizzicò un braccio davanti a lei ma con la stessa intenzione di chi voleva farlo di nascosto.
"Che fai?" arricciò il naso.
"Credevo di sognare." rise congiungendo le mani.
Jess se ne stese lì a guardarlo e a chiedersi se avesse detto davvero qualcosa di brutto. Posò nuovamente la mano sulla maniglia e questa volta se ne andò davvero.

Quella stessa sera si erano tutti riuniti nel salone del loft per aprire i regali del loro Secret Santa.
"Cece, Cece, Cecee" una mezza figura di Jess si intravedeva sull'antro della porta, con una mano a coprire la bocca per chiamare la sua amica.
"Jess? Che stai facendo?" la ragazza si avvicinò in sordina camminando a scatti.
L'amica aprì la bocca e mosse la labbra senza parlare guardandosi attorno come se fosse spiata, come se tutti già sapessero o potessero capirlo scrutandola in volto.
Ripeté silenziosamente. "Devo parlarti, da sola." alzò l'indice verso la direzione della sua camera.
"Okay." rispose Cece in silenzio, stando al gioco.
Le due donne si diressero verso la stanza e appena dentro Jess sbarrò la porta con il suo corpo tenendo le braccia aperte, poi avvicinò il comodino in modo da tenerla chiusa e si guardò ancora intorno in modo maniacale.
"Mi stai spaventando." si sedette sul letto e posò le due mani in grembo. "Jess, vieni qui. Che cosa sta succedendo?"
La ragazza si avvicinò con cautela, fece per sedersi ma neanche sfiorò il copriletto e balzò in piedi. "Non ci riesco, non ci riesco." congiunse le mani e dondolò per il perimetro della stanza.
"Puoi facerla ragazza, siedi qui accanto a me." provò ad avvicinarla facendo segno con le mani.
Jess si fermò e rimase immobile nella metà della camera. Poggiò le sue mani sui fianchi e sbottò chiudendo di nuovo gli occhi. "Credo di aver chiesto a Nick di sposarmi."
Cece fece silenzio. Aprì la bocca e la richiuse. Aprì di nuovo e fece lo stesso e poi così ancora una volta. Alla fine di quel circolo senza uscita urlò così forte che Jess dovette correre a tapparle la bocca per evitare domande da chi era nell'altra stanza.
La ragazza prese un respiro profondo e poi si rivolse alla Jess che si era seduta stremata dalla giornata. "TI avevo detto di evitarlo, mi avevi detto che ti era passata. Esci con Robbie. Jess, perché?" A Cece bastò un attimo per rendersi conto che con quell'unico sguardo fugace che Jess le aveva scambiato, per poi rimettere la testa in basso, che la sua amica aveva solo bisogno di un abbraccio.
Lei lo fece senza esitare, affondando nella sua figura e tenendo prigioniere entrambe le sue braccia. Fu un abbraccio che valse per due.
Quando si ritrasse continuò a tenere posate le sue mani sui suoi avanbracci. "E' questo quello che vuoi, Jess?"
L'amica non le rispose, bensì disse il contrario. "Potrebbe non averlo capito, è Nick."
"Già, è Nick." batté il pugno sull'altra mano avendo già mollato la presa.
"Non avrà capito quello che dicevo, avrà pensato a uno scherzo. Era uno scherzo." farfugliò. "Gli farò sapere che non dicevo sul serio. Si!" si esaltò come se fosse la più geniale delle idee.
Entrambe tornano nel salone e come se nulla fosse si scambiarono i regali.
Quando Reagan entrò da quella porta si auto convinse dell'immagine che si era creata di lei e Nick come una coppia della Disney. E nessuno può rovinare una coppia della Disney. Sorrise e tutto le sembrò giusto in quel momento, sembrava che tutto andasse come doveva andare.
Non badò nemmeno al fatto che non avesse ricevuto un regalo, era colpa sua per aver messo il nome di Winston al posto del suo, ma non era questo che prendendo quella gabbietta con quel criceto la fece intristire così tanto.

Ore dopo, mentre il rumore del criceto che correva su quella ruota non la faceva dormire, almeno, la faceva distrarre dai suoi pensieri, la ragione della sua insonnia entrò nella sua camera e nessun imbarazzo entrò con lui. Le porse la tazza di cioccolata, un gesto così normale, che nella sua testa avrebbe potuto ripetersi all'infinito. Ferguson si palesò con quelle corna da renna, tra l'adorabile e l'inquietante e una volta in strada, tra la musica di Darlene Love e Robbie che la stringeva dimenticò per un momento tutto quello che provava e si immerse nella magia del Natale che tanto la emozionava.
Andò a dormire tranquilla, nonostante tutto.
Quello che la svegliò un'ora più tardi fu invece ciò che la riportò nella realta. Sogni, sogni, Miller. Per un attimo la testa andò in camera di Nick e al fatto che Reagan fosse con lui e di conseguenza al fatto che Reagan fosse lì con lui perché lei stessa aveva deciso di chiamarla.
Sbuffò e mise la testa sotto alle coperte. L'unica cosa che voleva era proteggersi da se stessa.

La stessa notte Nick era a letto accanto a Reagan. Lei riposava ad occhi chiusi, ma non dormiva, distesa su un lato mentre lui con le braccia conserte dietro la testa fissava il soffitto indeciso e pensieroso, a gettare uno sguardo alla ragazza di tanto in tanto e a cambiare idea ogni secondo: se alzarsi o no, dove andare, con chi parlare, se stare in silenzio, se si o se no.
"Reagan" sussurrò "Hey Reagan." la scosse ma la ragazza non rispose.
"Credo che Jess mi abbia chiesto di sposarla."
Gli occhi le si sbarrarono sorpresi, ma nessuno dei due accennò a muoversi.
"Almeno credo, non me l'ha proprio chiesto, ha detto che avrei dovuto sposarla." finalmente si girò verso la ragazza, la quale iniziava ad alzarsi a mezzo busto per mettersi seduta sulle coperte. "Capisco.." disse mentre guardava in giro cercando i suoi vestiti. Si mise in piedi mentre Nick continuava a farfugliare tra l'incredulo e l'indeciso. "E tu cos'hai risposto?" continuò.
"Niente, Reagan, niente."
"Non hai detto di no.." blaterò qualcosa in silenzio mentre raccoglieva le sue cose.
"Reagan dove stai andando?" Nick si sollevò dal letto.
"Non posso continuare a stare qui non credi?" rispose fredda. "Non quando tu non mi vorresti." si fermò "E' per questo che sono tornata Nick?"
"Che cosa vuoi dire? Perchè vai via?"
Reagan era già fuori dalla porta della sua camera senza guardarsi indietro.
"Sa benissimo il perché."
"No! Non lo so! Non so niente." si girò dall'altra parte stizzato. "Reagan.." le prese un braccio. "Perché pensano tutti che io sappia cosa la gente pensa?" si fermò un attimo a rifletterci. "E' perché ho scoperto se è nato prima l'uovo o la gallina?"
"Che cosa?" la donna non accennava a ripensarci. Aprì la porta del loft e uscì fuori decisa a continuare.
"Ti prego, non andare."
Reagan si era già volta verso l'ascensore.
"Eh va bene!" alzò le braccia rassegnato. "Vuoi farmi passare per il cattivo. Non sarò il fidanzato cattivo Reagan, non sarò il fidanzato stronzo no!" recitò sulla porta mentre era già lontana. "Reagan, non è quello che pensi." emise dei mugolii di disperazione. "Non puoi andartene, somigli a una torta sexy." poggiò la testa sul cornicione della porta, tirando un debole pugno.
"Lo sei già Nick, stai per sposarti." le porte dell'ascensore si aprirono, lei entrò senza esitare e le porte si chiusero silenziose.

"Cosa sta succedendo?" Schmidt si palesò fuori dalla sua stanza in un pigiama azzurro e una mascherina tirata su in testa e una sola scarpa al piede. Uscì seguito da Cece che pareva molto silenziosa.
"Non lo so." Nick abbassò le braccia in segno di resa.
"Hey ragazzi, cosa succede? Ferguson sta dormendo, ha bisogno di dormire." si fece serio.
"Non lo so" ripetette Nick. "Non lo so, penso di stare per sposarmi.."
"Cosa?" Schmidt emise un urlo acuto prima di riprendersi. "E lei lo sa?"
"Chi?"
"Reagan!"
"Oh si, lei se ne andata." congiunse le mani con un pugno sul palmo dell'altra.
"Cosa?" I presenti fecero un sospiro e rimasero basiti. "Ha portato via lo spazzolino?" e poi di nuovo cambiarono espressione guardando Schmidt. "Perché se non ha portato via lo spazzolino potremmo scambiarcel.." Cece gli coprì la bocca con una mano per zittirlo.
"Non so cosa stia succedendo.." sbuffò serio.
"Io lo so." Cece aveva già gli occhi lucidi e sembrava davvero la sola a conoscere il perché del delirio di quella notte. "Io lo so." si avvicinò a Nick e gli diede un abbraccio, una cosa insolita per i due ma in quel momento comprensibile.
"Che sta succedendo Cece?"
Cece non si voltò verso il marito, finché Winston non parlò, allora furono tutti a girarsi verso di lui. "E' per qualcosa che ho detto?"

"Jess, Jess.. Jess!" Cece continuò a strattonarla finché non si svegliò.
"Hey Cece! Per favore, non ho dormito tutta la notte." si voltò dall'altro lato.
"Devi venire con me." lo disse in modo così serio che fece scendere Jess dal letto senza esitazioni. La ragazza mise gli occhiali sul naso e si diresse insieme alla sua amica nel salotto del loft.
Lo spazio dinanzi al lungo divano non sembrava più tanto grande e vuoto perché coperto da una grande scatola rossa contornata da un fiocco verde. Winston e Schmidt si erano posizionati in prossimità della confenzione e data la presenza di Robbie, fu intuitivo per Jess pensare fosse un'altra sorpresa del ragazzo. Gli diede un sorriso mentre Cece la avvicinava di fronte alla scatola.
Jess rise dinanzi a tutta quella strana storia. "Quindi è un regalo?" ridacchiò. "Dov'e Reagan?"
"Non c'è tesoro." rispose Cece.
"Credimi non la vorresti qui adesso." rise Schmidt prendendo una botta dalla moglie che si era avvicinata a lui.
"Tesoro aprì la scatola." la incitò l'amica.
Jess si sporse sulla scatola, tagliò il nastro e tolse il coperchio. "Oh, c'è ne un'altra." si rivolse agli amici che sorrisero ingenui una volta seduti sul divano.
E una volta aperta trovò un'altra scatola e poi un'altra, ancora un'altra fino ad arrivare a una piccola scatolina rossa per gioelli. Jess sorrise ancora verso i gli amici e aprì la scatolina.
"E' una moneta." fece una breve pausa. "Una moneta? Una moneta!" Anche gli altri si guardarono in modo strano.
"Jess.." Nick uscì dal suo nascondiglio dietro la parete dove era rimasto ad aspettare l'apertura della scatola e si fermò davanti a lei. "Che cosa ci fai qui? Che cosa ci fa lui qui?" si rivolse a Robbie.
"Oh, mi ha invitato Winston." sorrise pensando non ci fosse niente di male mentre tutti rivolsero uno sguardo incattivito a Winston.
"Oh beh, scusa amico." rispose allora Nick.
"Jess.." riprese il suo discorso e la ragazza si girò verso di lui. "Jess.." si schiarì la voce. "Posso farlo.." se la schiarì ancora. "ho studiato." si rivolse ai presenti.
"Jess.. qualcuno si chiedev.."
"Shakespeare!" sussurrò Schmitd troppo rumorosamente.
Okay, Jess.. tieni: ho scritto questo." l'uomo le porse un gruppo fogli. "Ho scritto qualcosa per te, non sapevo come dirlo, allora l'ho scritto. Potresti leggerlo?"
"Jessica Day, Shakespeare si chiedeva se fosse giusto paragonarti all'estate..." Nick continuò e la sua voce si sovrappose a quella della ragazza. "Ed io gli risposi che stava sbagliando, davvero, gli ho risposto. Gli ho mandato una lettera. L'estate non è abbastanza per essere come te, nessuna stagione potrebbe esserlo, dovrebbero unirle tutte insieme per poter formare qualcosa di vagamente somigliante a te e speciale come te. Sei meglio dei pancakes per cena Jess e meglio di qualunque canzone possano scrivere. Amarti è stato rosso, così intenso che nemmeno un altro innamorato sarebbe riuscito a vederlo così nitido." Si schiarì ancora una volta la voce. "Questa moneta è per dirti quello che avrei dovuto dirti il giorno stesso in cui ti ho dato il primo bacio: Voglio essere l'uomo delle 4 del mattino, che si sveglia e controlla che sie ancora lì e respiri accanto lui. Con questa moneta devi sapere che in qualunque posto ti troverai, se mi chiamerai, correrò da te. Vuoi sposarmi Jessica Day?"
Jessica sorrise. "Quindi mi stai chiedendo se voglio sposarti con una moneta?" rise. "E lo stai facendo mentre sono in pigiama e tu sei così perfetto?" sospirò con le lacrime agli occhi.
"E' una maglietta di Chicago, è una religione." rise alzando due dico e scoccandoci su un bacio poi indicò la sua felpa rossa righe con la scritta 'Chicago' che l'uomo indossava con orgoglio.
"E' sempre meno imbarazzante di come te l'ho chiesto io." rise ancora una volta imbarazzata.
"Jess, voglio sposarti, indipendentemente da quello che mi hai detto ieri, non ho bisogno di avere la certezza che fossi seria, anche se mi piacerebbe sapere che cosa intendevi.." La ragazza lo zittì avvicinandosi al suo volto e rubandogli finalmente un bacio dopo tutto quel tempo, dopo tutto il tempo in cui entrambi l'avevano desiderato. Si separò dalle sue labbra, ma solo per un momento: "Intendevo qualcosa del genere."

"Nick! Nick Miller! Nick Miller!" Jess era in cima a una collina urlando il nome del ragazzo.
"Si.." Nick arrivò accanto a lei con un fiatone. "Possiamo smetterla adesso?" sbiascicò
"Oh no è divertente." sbucò Winston da non so dove e Jess concordò.
"Avevi detto: ovunque sarai, Nick."
"Cavolo.."
"Inizi a puzzare amico." fece notare Winston con le braccia conserte.
L'uomo lo guardo in modo strano ancora affannato, poi si mise dritto portando un braccio alla vita di Jess. "Vuoi ancora sposarmi Day?"
"Si, lo voglio. In ogni giorno di ogni stagione, Miller."